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Il Parco Mascagna sempre più ostaggio delle baby gang

Negli ultimi mesi la situazione nei giardinetti di Via Ruoppolo è degenerata. A farla da padrone ci sono delle bande di piccoli teppisti. I giovani: "Non si può rischiare la vita, in questo parco non ci torniamo più"

Parco Mascagna

Il Parco Mascagna, meglio conosciuto dai vomeresi come giardinetti di via Ruoppolo, da alcuni mesi è ostaggio di vere e proprie baby-gang. Insulti, minacce, pestaggi, e aggressioni da parte di alcuni bulli, le cui vittime e carnefici sono tutti minorenni, e quasi sempre gli attacchi avvengono quando ci sono pochi adulti nel parco.

L'ultimo è avvenuto nel week-end e soltanto per caso non è sfociato in tragedia, come spiega Maria Giovanna Capone sul Mattino, poiché per la prima volta, a detta dei protagonisti, è spuntato un coltello.

Una coppietta si era appartata su una panchina per scambiarsi qualche bacio. All'improvviso, però, sono sopraggiunti due ragazzi, che baldanzosi si sono avvicinati alla coppia. La ragazza è fuggita via, mentre il fidanzato è rimasto immobile sulla panchina.

I bulli hanno continuato ad aggredire il giovane, con improperi e parolacce, spingendolo più volte, prima di estrarre un coltello. A questo punto il giovane, nel tentativo di indietreggiare, è caduto all'indietro ferendosi ad un ginocchio. Le urla di dolore del ragazzino hanno richiamato l'attenzione dei passanti, causando la fuga dei due aggressori.

"Mi sono spaventato moltissimo", ha raccontato il giovane subito dopo il tentativo di aggressione. "Ho pensato a una rapina ma poi ho riconosciuto quei due: da tempo purtroppo assediano me e molti amici, che abitualmente frequentano il parco. E ora temo per me, la mia fidanzata e i miei amici".

 "Un nostro amico è la vittima preferita", raccontano. "Ha subìto tre aggressioni in pochi mesi e ora non esce più di casa perché ha paura dell'ennesimo pestaggio". In genere puntano l'obiettivo più debole, meglio se da solo: basta avere gli occhiali, abbigliamento particolare o essere in sovrappeso per diventare la vittima da tormentare.

"Il mese scorso hanno picchiato anche me", racconta una ragazza un pò cicciottella. "Aspettavo un'amica e sono diventata il loro bersaglio: ripetevano parolacce, che dovevo vergognarmi del mio corpo. Quando ho girato la testa per guardarli in faccia, hanno iniziato a darmi schiaffoni sulla testa, calci sui polpacci. Sono scappata via in lacrime".

"Come facciamo a dimostrare quanto accade? Non sappiamo neanche se le telecamere nel parco funzionano e hanno ripreso i pestaggi. Poi li conosciamo: hanno il padre camorrista e abitano in zona. Se li denunciamo, a loro va una ramanzina e a noi altre botte. Non si può rischiare la vita. In questo parco non ci torniamo più", l'amara reazione di adolescenti del quartiere rassegnati.

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