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Traffico natalizio al Vomero: una donna partorisce nel taxi

Una 37enne, imbottigliata nel traffico in attesa di raggiungere la Clinica Villa Bianca di Via Bernardo Cavallino, ha dato la luce il suo bambino in auto lo scorso 22 dicembre

Mario Parisi 28 dicembre 2011

La storia di una mamma e di una figlia e di un parto molto speciale datato 22 dicembre. Adriana Rivelli ha accompagnato la figlia, al nono mese di gravidanza, dal suo ginecologo di fiducia in via Belvedere. Il medico rassicura le due donne: il parto avverrà intorno al 5 gennaio, non prima.

«Per precauzione decidiamo comunque di andare in clinica — racconta al Corriere del Mezzogiorno Adriana, 57 anni — Mia figlia mi appare provata e non è il caso di sottovalutare alcun sintomo. Ci facciamo chiamare perciò un taxi e lo aspettiamo in via Belvedere. Intanto mio genero e mio marito vanno a casa di mia figlia, al viale Michelangelo, a prendere un bagaglio. Chiedo al medico di seguirci, magari con il suo motorino. Ma forse la situazione non gli sembra così estrema. Forse io e mia figlia gli sembriamo un po’ apprensive».

Alle 14 l'auto arriva. Giovanna Marigliano, 37 anni, e con l’aiuto della madre si infila nel taxi. Il traffico sembra impazzito e l’autista propone di scendere lungo via Aniello Falcone, di risalire per via Kagosgima e di lì prendere la Tangenziale: bisogna arrivare in via Bernardo Cavallino, alla Clinica Villa Bianca.

 Il taxi è piccolo, malandato, non ha neanche il riscaldamento in funzione. La donna ha dolori fortissimi, contrazioni sempre più ravvicinate. La macchina attraversa via Cilea e imbocca la Tangenziale. «Appena passato il casello Giovanna incomincia ad urlare più forte. "Mamma toglimi gli stivali" ripete. Si strappa le calze... Io mi chino, vedo la testa del bambino... E mi sento di morire....».

Ma Adriana capisce che non c’è tempo per lasciarsi andare. Lei, che non tollera neanche la vista di un ago e che in vita sua non si è mai trovata in una situazione del genere, raccoglie le forze. «Invoco tutti i santi cui sono devota — racconta —. Il bimbo esce, io lo prendo tra le braccia e me lo metto in grembo. Indosso uno di questi pullover larghi che si portano quest’anno e glielo avvolgo intorno, stando attentissima a non tirare il cordone che mi sembra cortissimo. Mi appoggio su mia figlia, che ha quasi perso i sensi... Ma il piccolo non piange. Lì ho pensato che se per colpa mia è successo qualcosa, se non sono stata capace di aiutare mia figlia e mio nipote, se gli ho lussato una spalla facendolo uscire o se, peggio, il piccolo è morto. Sono stati gli attimi più emozionanti della mia vita, ma anche i più terribili. Non so come non perdo la calma: incomincio a sfregare piano il bambino, che è immobile. E lui, finalmente, piange. E anche a me finalmente escono le lacrime».

Il taxi, intanto, corre verso Villa Bianca. Arriva a destinazione alle 15. Il tassista scende a chiedere aiuto, ma lì per lì non trova nessuno nella hall e torna in auto deciso a dirigersi verso il Cardarelli. Adriana si oppone. «Tiro giù il finestrino e con quanta voce ho in gola chiedo aiuto. Un medico si accorge di noi e chiama le infermiere dai piani superiori, che scendono con i ferri e tagliano il cordone. Arriva un pediatra e prende il bimbo, mia figlia viene messa su una barella e portata via. Prendo tutti i soldi che ho, li do al tassista ed entro in clinica», racconta la nonna.

Il piccolo Marco pesa 3 chili e 100 grammi e sta benissimo. E su questo parto in molti hanno giocato i numeri. Ma il tassista? «Abbiamo provato a rintracciarlo. Avremmo voluto brindare con lui, ma è sparito nel nulla».

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