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La Certosa di San Martino e i misteriosi sotterranei gotici

Nel dicembre 2010 il Ministero per i Beni Culturali ha dichiarato la collina su cui sorge la certosa "monumento nazionale", a testimonianza della sua rilevanza

Certosa San Martino (Foto Nicola Clemente)

La certosa di San Martino è uno dei complessi monumentali di maggiore fascino di Napoli e rappresenta un fulgido esempio di architettura e arte barocca.

Nel dicembre 2010 il Ministero per i Beni Culturali ha dichiarato la collina su cui sorge la certosa “monumento nazionale”, a testimonianza della sua rilevanza.

Nel lontano 1325, sulla sommità del colle, Carlo duca di Calabria, primogenito di Roberto d'Angiò, fece erigere il monastero, ma della prima soluzione architettonica resta ben poco e a lavorare alla sua costruzione furono Tino di Camaino e Francesco di Vivo, cui successero Attanasio Primario e Giovanni de Bozza.

La certosa fu finalmente inaugurata nel 1368, sotto il regno della regina Giovanna I, anche se i certosini presero possesso del monastero già dal 1337.

Alla fine del XVI secolo la certosa subì ampliamenti importanti e maestosi. Nel 1799 i certosini vennero cacciati per giacobinismo, ritornarono nel 1804 e dopo poco vennero di nuovo espulsi; nel 1836 vennero di nuovo riammessi e infine espulsi definitivamente nel 1866, quando la certosa divenne bene monumentale proprietà dello Stato.

Dal 1993 venne ripensato interamente il modello museografico, alla luce della molteplicità delle collezioni, ed a partire dal 2000 le collezioni sono visibili in un nuovo allestimento dei percorsi: Immagini e memorie della città, Collezioni di Arti Decorative, Sezione Teatrale, Museo dell’Opera della Certosa, Quarto del Priore, Sezione di vedute della Fondazione Alisio, Spezieria, Sezione Navale.

Di grande fascino sono i Sotterranei gotici, suggestivi e imponenti ambienti delle fondamenta trecentesche della Certosa, opera di ingegneria all'avanguardia, realizzata con una successione di pilastri e volte ogivali a sostegno dell’intera struttura certosina, che sono stati da poco riaperti al pubblico. Nei corridoi e negli slarghi sono esposte le opere in marmo della Sezione di sculture ed epigrafi. La raccolta si è formata con il tempo attraverso acquisti, lasciti, donazioni, cessioni e depositi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Di recente si è operato anche all'importante progetto di restauro degli orologi solari. Il lavoro presentato da Gedea Lab prevede la rifunzionalizzazione e il restauro degli orologi solari nella Certosa di San Martino e l’allestimento di una sezione museale adeguata alla loro più agevole divulgazione.

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